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Si propone all'attenzione degli Studiosi un documento - con la relativa trascrizione - datato 13 febbraio 1783, ritrovato in un protocollo notarile.

Si tratta di un certificato firmato dai Sindaci dell'Università di Monteleone, don Gregorio Badolati e don Antonio Aragona, i quali  attestano quali fossero stati i danni subiti in seguito al devastante terremoto del 5 febbraio 1783 che, con scosse forti che si avvertirono anche nei mesi successivi, distrusse molte città della Provincia di Calabria Ulteriore.

Il documento fornisce informazioni importanti su quale fosse la ripartizione geografica delle attività produttive, su quale fosse la produzione agricola, sul numero degli abitanti.


Sindaci di Monteleone

Sindaci di Monteleone 2Eccone la trascrizione:

"In esecuzione di Venerato ordine di S. E. il Sig. Marasciallo D. Fran[cesc]o Pignatelli Vicario Generale coll'alter ego in queste due Provincie di Calabria, Attestamo e facciamo Fede anche col n[ost]ro respettivo giuram[en]to noj sot[oscritt]i sindaci di questa Ill.ma, e Fedeliss[i]ma Città di MonteLeone, come la parte bassa di detta Città consistente nella contrada detta delli Forgiari, e la contrada detta la Terravecchia, abitata la prima di Tessitori di seta, Ferrari, Tintori, e persone Civili, e la seconda abitata quasi tutta di contadini al numero di cinquecento case circa, con cinque Chiese, cioè la Parrocchiale di Sª Maria del Soccorso, quella di S. Spirito, quella di Gesù, e Maria, e quella di S. Francesco di Paola in unione  del Convento de'PP. Paolotti, quella della Maddalena rovinarono tutti al suolo. Nella parte di Mezzo rovinarono molte case di Particolari cittadini, metà del Convento de'PP. Osservanti, parte del Convento de' PP. Predicatori, e parte del Convento de' PP. Carmelitani, e quelle case e Palazzi, che rimasero in piedi sono tutte patite, rotte, ed inabitabili. Nella parte superiore rovinò la maggior parte del Castello Ducale, la Chiesa de' PP. Capuccini, quantità di Case de' particolari Cittadini, e quelle che rimasero in piedi, sono anche rotte, patite, ed inabitabili, di maniera che dal giorno cinque del prossimo passato Febbraio, fu la Città sudetta abandonata dagli abitatori, e questi abitano in campagna sotto picciole , ed angustissime Baracche, ma non bastanti per il ricovero di tutta la Populazione, di modoche una gran quantità va dispersa per la campagna, non avendo modo nè materiale a formarsi altre baracche, rovinarono al suolo totalmente tutti li nove Casali adjacenti alla Città sudetta, che furono Piscopio, Zammarò, S. Gregorio di Mezzo, S. Gregorio Superiore, Vena Superiore, Vena Inferiore, Triparni, S. Pietro di Bivona e Longobardi che formavano la maggior parte di questa Uni[versi]tà; rovinarono ancora quasi tutti li Casini e Casette di Campagna, e quelli pochi che remasero in piedi, sono tutti rotti, ed inabitabili, rovinò parimenti il Castello ducale della Marina detta il Castello di Bivona. Si certifica ancora che nel Territorio di questa Uni[versi]tà non vi fu danno, ma si mantiene nello stesso stato ch'era prima del flagello.

Certifichiamo ancora, che tutti j Cadaveri rimasero sotto le rovine, tanto quelli della Città, quanto quelli delli Casali, e Campagne furono subito seppelliti, e non possono inferire infez[ion]e alcuna nell'Aere.

Si certifica parimenti, che l'Annona  era sufficiente si per la Città, che per li Casali, ma avendo dovuto provvedere ne' primi giorni del Flagello la Populazione di quaranta miglia all'intorno in circa, e per il gran concorso che abbiamo avuto, e tuttavia abbiamo de' Forestieri per essere la Città sud[dett]a situata nel centro della Provincia, in oggi appena basta per un altro mese.

Si certifica che i Mulini tanto del distretto di Città, quanto quelli dei Casali sudetti sono macinanti.

S certifica che j Forni furono redificati anzi in detta Città se n'è formato uno nuovo in luogo sicuro , e sono sufficientiss[im]i per la Panizzazione.

Ed in fine certificamo che Coltura del Territorio di questa Città, e Casali consiste in ortaggi, grani bianchi, grani mischi, grano germano, Avena, orzi, Granone, vino, olio, celsi, e Frutta, e la gente remasta in vita è sufficiente per la coltura sud[dett]a, con quella forza istessa, che si faceva prima del Flagello. E però in fede di tal verità abbiamo fatto la presente scritta dal n[ost]ro Cancelliere, sott[oscritt]a di nostre proprie mani e roborata col solito universal suggello

MonteLeone li 15 marzo 1783

D. Gregorio Badolati Sindaco D. Antonio Aragona Sindaco"Sigillo Università di Monteleone

 














E' possibile avere informazioni anche sulle condizioni delle Chiese subito dopo il divin flagello (il terremoto del 5 febbraio 1783) attraverso le "attestazioni dei Parroci.

Ecco, di seguito, quella del Parroco della Parrocchia di S. Michele:

In esecuzione delli Veneratissimi ordini di S. E. Il Sig. Maresciallo e Vicario Generale della Provincia Eccellentissimo Sig. D. Francesco Pignatelli

Io sottoscritto Parroco di S. Michele della Città di Monteleone, fo' fede veridica, come la Chiesa Parrocchiale, e quasi niente patita da continuo tremoto.

Attesto e fo' fede parimenti, che lo stato dell'Anime di detta mia Parrocchia ascende al numero tanto di Uomini, e femmine di due mila sessanta in circa come apparisce dallo stato della numerazione dell'anime fatto nello scorso anno 1782 e dopo il flagello del terremoto due sole persone morirono in essa Parrocchiale, ferite mortalmente da detto tremoto per le Fabbriche di sopra Cascategli, quantunque il patimento lo soffrirono in aliene Parrocchie, e questi due morti furono d. Luca Nicastri, e D. Luigi Scannapeco.

Attesto finalmente come detta Parrocchial Chiesa di D. Michele, di unita col Monte e Cappelle, erette in detta Parrocchiale altri Argenti non trovensi se non tre calici, una sfera, uno incensiere colla sua navetta, una Croce Parrocchiale, un piccolo Secchietto con suo aspersorio, una Piccola pisside, ed altra grande, che tiene solo il vaso di argento, due piccioli vasetti per l'olij santi ed una chiavicella per la custodia, ed una piccola pace che serve affibiare il piviale, e niente altro. E circa al peso specifico di tale argento, esso fide facente, attesta esser libri dodici in circa. L'istesso argento è quello che ab immemorabile posseduto dall'istessa Parrocchia, tanto prima de Tremoti, quanto di presente, ed a fede del vero ho fatto la presente scritta di alieno carattere, e sotto scritta di propria mano e coroborata col Parrocchial sugello, ed a fede.

Monteleone, 19 marzo 1783

Io Domenicantonio Parroco di S. MicheleParrocchia di S. Michele di Monteleone